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Posts Tagged ‘giovanni’

STORIA

Ho avuto sì una storia – quel tale del treno
Mais Sans Jouir e una volta soltanto
E sul sofà – e nemmeno
Proprio nudi benché l’atto fu quello –
Macché giovane e bello: basso, grasso
Pieno di boria tra il furbo e lo scemo
Quando racconta che ha molto vissuto

Però era stato gentile una sera di neve
Io tutta lieve e te lontano un abisso
Da tanti pianti che mi avevi fatto fare –
Volevo cancellare le mie pene
Volerti non troppo bene:
Anche se intanto tu eri tornato esemplare
Mio solo tutto amore al mio servizio

Ma il ricordo mordeva come un vizio
Quando è successo a marzo una mattina
Alle cinque nel buio graffiata da uno squillo:
Ti piacerebbe un giretto d’oblìo?
Non dirmi cosa avresti risposto tu
Perché a rispondere c’ero io –
Alles Gute, mi vesto e sono giù

Giovanni Giudici (1924)

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Mi son seduto su la panchetta
come una volta… quanti anni fa?
Ella, come una volta, s’è stretta
su la panchetta.

E non il suono d’una parola;
solo un sorriso tutto pietà.
La bianca mano lascia la spola.

Piango, e le dico: Come ho potuto,
dolce mio bene, partir da te?
Piange, e mi dice d’un cenno muto:
Come hai potuto?

Con un sospiro quindi la cassa
tira del muto pettine a sé.
Muta la spola passa e ripassa.

Piango, e le chiedo: Perché non suona
dunque l’arguto pettine più?
Ella mi fissa timida e buona:
Perché non suona?

E piange, e piange – Mio dolce amore,
non t’hanno detto? non lo sai tu?
Io non son viva che nel tuo cuore.

Morta! Si, morta! Se tesso, tesso
per te soltanto; come, non so;
in questa tela, sotto il cipresso,
accanto alfine ti dormirò. –

Giovanni Pascoli (1855-1912)

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Iscinta e scalza, con le trezze avvolte,
e d’uno scoglio in altro trapassando,
conche marine da quelli spiccando,
giva la donna mia con le altre molte.

E l’onde, quasi in sé tutte raccolte,
con picciol moto i bianchi piè bagnando,
innanzi si spingevan mormorando
e ritraènsi iterando le volte.

E se tal volta, forse di bagnarsi
temendo, i vestimenti in su tirava,
sì ch’io vedeo più della gamba schiuso,

oh, quali avria veduto allora farsi,
chi rimirato avesse dov’io stava,
gli occhi mia vaghi di mirar più suso!

Giovanni Boccaccio

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